(Giovanni Guarino © Proprietà letteraria riservata 21/02/2020)

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Il problema con le chiocciole non fu il loro numero: erano, sì, assai numerose, ma morivano facilmente.

Persino i bambini riuscivano a ucciderle, schiacciandole tra due dita o con un sasso, o pestandole, quando erano stufi di giocare.

Morivano anche da sole. Si inerpicavano su un muro, alla ricerca di chissà cosa, e seccavano, lasciando la conchiglia attaccata al muro.

Il loro numero crescente non creò disagio o preoccupazione.

Col tempo si manifestò un altro problema: l’aumento delle dimensioni.

Ogni tanto si vedeva una chiocciola molto più grande delle altre.

All’inizio fu solo una curiosità, un divertimento; il divertimento si trasformò in preoccupazione quando le chiocciole grandi divennero sempre più numerose.

Che succede? Ci domandavamo.

Ci aspettavamo una spiegazione da quelli che sanno, ma avevamo poca fiducia, perché quelli che sanno, quelli che hanno gli strumenti per porsi correttamente i problemi e trovare le risposte alle domande, avevano dimostrato di riuscire a proporre solo soluzioni che diventavano causa di nuovi problemi.

Quei coglioni degli scienziati – ormai nella testa della gente le due parole erano indissolubilmente legate – avevano dimostrato di non possedere neanche il minimo di onestà per dire semplicemente: non so.

Per un po’ non parlarono del nuovo fenomeno; pensavamo: stanno studiando, si stanno arrovellando per cercare di capire, ma non ce la fanno.

Qualcuno, più pessimista, pensava che fossero gli unici ad ignorare un’osservazione che si era resa evidente a tutti. Bastava fare una passeggiata in un prato per vedere chiocciole sempre più grandi, sempre più numerose.

Finalmente uscì l’oracolo.

Squillo di trombe, il famoso motivo della colonna sonora di un film di altri tempi: il pezzo più grosso della scienza, casualmente cugino del ministro dell’istruzione e marito della presidente della Camera, si affacciò alla finestra televisiva della trasmissione più seguita e disse: «Evidentemente» – questo avverbio ci fece temere di stare per precipitare in un nuovo incubo – «Evidentemente le chiocciole crescono di dimensioni perché hanno a disposizione molta erba, si sovralimentano e, di conseguenza, i loro organi si ingrandiscono».

Tutti, proprio tutti, tranne gli ammanigliati con le autorità, pensammo: che coglione!

Anche un bambino avrebbe potuto obiettare: «Come mai, illustre cattedratico, la specie umana, che per secoli si è sovralimentata in aree estese del pianeta, non è diventata gigantesca?»

Basta vedere una fotografia, un filmato, un modello dell’Homo Sapiens Occidentalis (secolo XXI) in un qualsiasi museo antropologico, per scoprire che questi nostri progenitori avevano una pancia spropositata, ma non erano giganti. Addirittura erano più bassi di noi, pur assumendo sostanze nutritive in quantità maggiore.

Naturalmente il giornalista non osò porre questa domanda al luminare della scienza, ma la domanda girava, con una risatina, soprattutto nella testa delle persone che, dopo i disastri prodotti dalle direttive governative, avevano cominciato a riflettere (attività fortemente sconsigliata dai medici in tutte le trasmissioni televisive dedicate alla prevenzione delle malattie).

Le dimensioni delle chiocciole crescevano; cresceva anche la preoccupazione.

Ognuno di noi (quelli che avevano cominciato a riflettere con la propria testa) cercò una spiegazione più logica, o meno stupida (non ci voleva molto) perché l’uomo ha bisogno di spiegarsi i fenomeni.

Anche se riflettere sui problemi, ipotizzarne le cause, non sempre ci aiuta a risolverli, possedere una chiave di interpretazione ci consente di affrontarli con maggiore serenità.

Aspettiamo con calma che la tempesta passi, se abbiamo capito perché scoppiano le tempeste.

Anch’io cercai una spiegazione. La trovai in un volume insignificante.

A me piace girare e curiosare fra le bancarelle dei mercati che si svolgono il primo del mese nei giardini pubblici; in particolare mi diverto a spulciare tra i libri antichi, fuori catalogo, dimenticati, polverosi, accatastati uno sull’altro.

Mi capita di scoprire libri curiosi, interessanti, che nessuno più legge.

Su una delle bancarelle, tra i fumetti, le divine commedie, i decameroni, le bibbie, i romanzi rosa, i Gialli Mondadori, gli Oscar Mondadori, i bellissimi, graficamente essenziali, tascabili BUR (Biblioteca Universale Rizzoli), ho trovato L’origine delle specie per selezione naturale.

Non ricordo il nome dell’autore: un oscuro studioso, forse un autodidatta, un viaggiatore (alla fine capirete il motivo che m’impedisce di recuperare questo nome, capirete perché, purtroppo, non ho il libro a portata di mano).

È un elenco di osservazioni dettagliate, che l’autore ha messo insieme nel corso dei suoi viaggi in isole esotiche (siamo nel 1859), esaminate e confrontate con metodo, alla ricerca di relazioni che, alla fine, consentono di tracciare un’ipotesi generale sull’origine delle specie.

Si tratta di ipotesi, di teoria, non di una dottrina: nessuna pretesa di verità.

La dottrina scientifica attuale, che ha avuto il merito di stabilire un collegamento con la religione universale (per questo è una dottrina), spiega l’origine delle specie con la Creazione per Noia.

Il Creato è noioso.

Sempre le stesse facce, gli stessi pianeti, le stesse stelle, gli stessi buchi neri, le stesse galassie, le stesse meteoriti.

L’Eternità, a lungo andare, stufa.

Sempre le stesse cose da fare, gli stessi tramonti (visto uno, visti tutti), il Big Bang che non si può rifare perché altrimenti si dovrebbe ricominciare daccapo.

Allora Dio s’è inventato una cosa, per distrarsi: ogni tanto crea una nuova specie. La crea, la segue per un po’, si annoia e non la segue più (estinzione).

L’unica creazione che Dio segue sempre, in tutte le sue vicissitudini, è l’uomo. Perché Dio ama l’uomo (inteso come Umanità).

La teoria esposta nel libro che ho prima citato non è creazionista, ma evoluzionista.

Vediamo come spiegherebbe, suppongo, la comparsa della specie Helix Maxima (nome volgare: chiocciola gigante).

Quando erano presenti tutti i nemici naturali e i competitori delle chiocciole, una mutazione casuale, o un insieme di mutazioni, che avesse come conseguenza un aumento delle dimensioni, sarebbe stata svantaggiosa per la sopravvivenza.

Le chiocciole più grandi sono più facilmente visibili nell’erba, più appetibili dai predatori, più bisognose di sostanze nutritive.

Ora che è rimasto solo l’uomo come agente della selezione naturale – in quanto l’erba è abbondante, le condizioni climatiche sono costanti – le dimensioni della chiocciola fanno poca differenza, perché l’occhio umano riesce a distinguerle tra i fili d’erba, le dita umane consentono di catturare facilmente anche le più piccole.

Le grandi sono avvantaggiate: si muovono più velocemente e, con le antenne visive più grandi, riescono ad esplorare meglio l’ambiente.

Si potrebbe ipotizzare un peggioramento del sapore con l’aumento delle dimensioni; certamente è più complicato tenerle insieme il tempo necessario per spurgarle.

Forse i macchinari utilizzati dall’industria alimentare per separare le conchiglie dalle parti molli sono tarati per dimensioni ridotte delle conchiglie, com’era all’inizio, quando furono scoperti i primi molluschi nei prati.

Anche i gourmet hanno agito come agenti della selezione, con il loro gusto raffinato che li porta a ricercare prodotti particolari, a privilegiare il piccolo rispetto al grande, percepito come volgare.

La velocità della riproduzione moltiplica la diffusione di una mutazione favorevole.

Questo processo, normalmente, richiederebbe tempi molto lunghi per portare all’affermazione di una nuova specie, ma le condizioni attuali sono particolari, la popolazione molto numerosa, l’agente della selezione, ridotto a uno solo, agisce sempre nello stesso verso; la velocità di riproduzione è notevole.

Le teorie sull’origine delle specie, tutte, non si possono verificare in laboratorio (solo, in parte, nel mondo microscopico); non si possono falsificare.

Dunque è possibile credere che la nuova specie sia nata per creazione, come molti, attualmente, ritengono, o per mutazione casuale e selezione naturale, quindi per evoluzione, come ipotizzato da quell’antico studioso. Non c’è la pallottola fumante, la prova decisiva che consenta di scegliere con certezza tra le ipotesi. Il dubbio è insito, intimamente inserito, nella condizione umana. Ognuno scelga la spiegazione che gli sembra più ragionevole.

A me la teoria dell’evoluzione è risultata convincente, quel libro mi ha affascinato, però non escludo con certezza che ci sia un dio creatore e annoiato dal suo stesso creato; solo di una cosa sono certo: se c’è, lo annoiano i canti, i salmi, le preghiere, gli elogi gonfi di adulazioni che gli giungono quotidianamente dai fedeli – i cori degli angeli saranno anche belli, ma, a lungo andare, stufano.

Le chiocciole giganti cominciavano a risalire le torri, a entrare nelle nostre abitazioni.

Col passare del tempo diventò normale trovare lunghe strisce di muco schiumoso sui vetri delle finestre e vedere grosse chiocciole spostarsi lentamente sul soffitto o sui mobili.

Il fenomeno cominciava ad essere fastidioso.

La cosa divenne veramente preoccupante quando le dimensioni delle chiocciole – che giravano nei prati, risalivano i muri, penetravano nelle case, percorrevano le strade e si riproducevano facilmente – continuarono ad aumentare, tanto che divenne normale vedere per strada una chiocciola delle dimensioni di un uomo, fornita di una testa quasi umana, da cui uscivano le antenne visive e i tentacoli tattili che sembravano braccia.

Queste chiocciole gigantesche si muovevano con una certa rapidità, pur continuando a strisciare sul terreno e a lasciare una bava disgustosa.

Quando si ergevano sulla parte posteriore del piede, sollevando la conchiglia, sembravano minacciose e nessuno provava a schiacciarle.

Sulle strade statali, e persino sulle autostrade, erano avvenuti numerosi incidenti.

Capitava spessissimo, dopo una curva, di imbattersi in un gruppo compatto di questi molluschi giganteschi che coprivano tutta la corsia per chilometri.

Gli automobilisti frenavano, sterzavano bruscamente, cercando di evitare la massa scivolosa di gusci, parti molli e bava; le ruote slittavano sul fondo stradale, le macchine si catapultavano e ammassavano una sull’altra.

Arrivavano le ambulanze; i mezzi di soccorso, con molta fatica, riuscivano a sgombrare la strada dai veicoli incidentati, ma il lavoro più pesante consisteva nel liberare la corsia dalle centinaia di migliaia di chiocciole giganti, che intanto si erano spostate sull’altra corsia, provocando altri incidenti.

Il problema diventò ancora più preoccupante quando le vasche da bagno, le docce, i lavelli nelle cucine divennero i luoghi di elezione delle chiocciole, che ricercavano i posti più umidi della casa.

Era inutile chiudere porte e finestre: bastava che in casa ne entrassero due, dopo un po’ si scopriva una numerosa famiglia di molluschi striscianti, che continuavano a riprodursi.

Andavano dappertutto, potevano permettersi di esplorare l’ambiente, perché il cibo non mancava, l’erba dei prati era abbondante.

Con queste esplorazioni alcuni individui si sacrificavano, però la specie si affermava, si diffondeva, cercava di conquistare nuovi territori.

Trovando di fronte a sé solo gli uomini, le chiocciole avevano avviato una competizione.

Gli uomini hanno un apparato digerente che non consente loro di nutrirsi di erba (cellulosa), e un apparato riproduttivo assai complicato (nove mesi per portare a termine la riproduzione).

La sfida era tra animali semplici e animali complicati.

Credo che le chiocciole fossero convinte – mi si passi l’espressione cercando di cogliere il senso, non la lettera – che la semplicità, in natura, sia più forte della complicazione.

Le autorità politiche e scientifiche, intervistate alla televisione – ma, oramai, non appena vedevamo una di quelle facce cambiavamo canale – cercavano inutilmente di tranquillizzare la popolazione dicendo che le chiocciole si sarebbero estinte quando avessero completamente distrutto l’erba dei prati; ma sembrava più un auspicio che una previsione. E, riflettendo, lo stesso auspicio ci terrorizzava.

Le elezioni erano alle porte e, per la prima volta da tanti anni, il partito che deteneva il potere rischiava, in base a tutti i sondaggi, di perdere la maggioranza assoluta, democraticamente conquistata rivolgendosi costantemente alla pancia della gente.

Ora la pancia della gente gli si rivoltava contro.

L’avversario politico principale dell’attuale Presidente del Consiglio Planetario riusciva a portare a termine un discorso in televisione senza essere immediatamente interrotto e messo a tacere da un coro di voci di protesta registrate.

I dirigenti della televisione valutavano la possibilità del cambiamento politico imminente e si adeguavano; sempre più spesso, nei telegiornali, gli errori commessi dalle autorità erano elencati con puntualità e rigore giornalistico.

Si verificò un episodio clamoroso: mentre un gruppo di giovani si esibivano allegramente con il karaoke (la trasmissione di intrattenimento più seguita a livello planetario, dopo le partite del campionato di calcio combinato con il football americano) si vide spuntare nel locale una grande chiocciola, che raggiunse il giovane impegnato nel canto e, puntandogli addosso le due antenne con funzione visiva, cercò, con i tentacoli tattili, di sottrargli il microfono.

Forse fu solo un’impressione; la trasmissione fu interrotta e da quel momento l’immagine del giovane terrorizzato che stringe il microfono, mentre la chiocciola rivolge minacciosamente i tentacoli verso di lui, fu riproposta in ogni trasmissione televisiva, con la scritta in sovrimpressione: «Quando ci libererete dall’invasore?».

In realtà il giovane non aveva corso alcun pericolo; nella scena successiva, se fosse stata trasmessa, si sarebbe visto che, riavutosi dalla sorpresa, aveva cominciato a tirare colpi di microfono sulla chiocciola gigante, uccidendola.

Questa parte non fu trasmessa, per l’antico istinto degli autori televisivi a solleticare le paure della gente per aumentare l’audience.

Molti erano pronti a cambiare bandiera.

Le chiocciole erano sempre più invadenti, la loro vita sembrava sempre più incompatibile con la nostra.

Era questo il concetto da sempre sostenuto dal partito politico all’opposizione, ridotto, fino a quel momento, a una minima rappresentanza politica per i grandi successi elettorali del partito di governo.

Il capo del governo era un uomo qualunque; ma proprio qualunque qualunque.

Era così qualunque che, vedendolo per strada, si poteva confondere con chiunque altro.

Per questo l’avevano votato: chiunque si identificava con lui.

Aveva lavorato alla biglietteria di uno stadio vuoto. Non c’erano biglietti da controllare, ma nessuno se n’era accorto.

Tutti i ministri erano qualunque, compresa la ministra dell’economia, una casalinga che aveva acquisito una grande competenza come amministratrice di un condominio formato da due appartamenti, compreso il suo.

Il ministro dell’industria era uno che aveva gestito un’azienda da uomo qualunque (sebbene fornito di una folta capigliatura e di un aspetto tenebroso), l’aveva portata sull’orlo del fallimento, si era salvato facendo il guru di un movimento di uomini qualunque.

Il rappresentante principale del partito avverso non dava alcun peso alla scienza antica, che chiamava “scienza galileana”, strascicando la lingua sulle elle, per esprimere disprezzo.

Credeva alla scienza attuale, liberata dai residui legami con la scienza antica, con i vecchi principi, i vecchi metodi.

«Il metodo sperimentale, la teoria gravitazionale, la relatività: balle!», diceva, «la penicillina, la vaccinazione, l’igiene personale: pericolose!», diceva, trovandosi d’accordo, in questo, con molti rappresentanti del partito di governo, i quali avevano le stesse convinzioni, ma, da uomini qualunque, le tenevano nascoste, evitavano di esprimersi in maniera netta.

Lui era fermo e deciso nelle sue affermazioni e le ripeteva in tutte le manifestazioni, che riunivano un numero sempre maggiore di simpatizzanti.

Affermava, con fermezza teutonica, un’ideologia ben precisa, che prevedeva la distruzione preventiva di tutte le forme di vita diverse dall’uomo.

Egli sosteneva, ottenendo sempre più consensi, che era stato un errore consentire la sopravvivenza delle piante piccole e dell’erba nei prati, perché questo avrebbe, prima o poi, causato problemi all’uomo, come era avvenuto.

Con il suo tono deciso, Gastone Hitler (solo un’omonimia con un personaggio storico ormai dimenticato) proponeva la ricerca sistematica di tutte le forme di vita, anche minime, anche microscopiche, ancora presenti sulla terra, in qualunque luogo – nelle profondità dei mari, sulla cima delle montagne, in tutti gli strati dell’atmosfera, all’interno del nostro corpo («Tutta quella sterminata flora batterica nemica dell’uomo, responsabile dei mal di pancia che da sempre ci affliggono») – e di distruggerle, tutte, sistematicamente, senza pietà.

L’uomo puro, sosteneva Gastone Hitler, dev’essere l’unico essere vivente su questo pianeta: «Noi siamo i veri umanisti, questa è la soluzione finale» era la frase conclusiva di ogni discorso, lo slogan della campagna elettorale.

Fu la soluzione finale.

Nelle elezioni, per la prima volta, il suo partito conquistò la maggioranza assoluta.

Per questo vi parlo da un’altra dimensione, e non so a chi mi sto rivolgendo.

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