Lady Bird – Greta Gerwig (17 marzo 2018 h 18.30)
Cinema Teatro Odeon Firenze – piazza degli Strozzi
Puoi baciare lo sposo – Alessandro Genovesi (10 marzo 2018 h 18.30)
Cinema Odeon Pisa – Piazza San Paolo all’Orto

Due commenti.
Cominciamo dal primo: Lady Bird, regia di Greta Gerwig.
Una ragazza irrequieta, sta per compiere diciotto anni, sta per concludere la scuola superiore; deve decidere a quale università iscriversi.
Non vuole restare a Sacramento (California), dove è cresciuta e ha frequentato la scuola cattolica: suore, preti, preghiere, lezioni contro l’aborto, attività teatrali, una direttrice burbera ma dotata di autoironia.
Molti ragazzi snob a Sacramento, pochi amici; una sola amica per confidarsi, allentare le difese, parlare liberamente, ogni tanto concedersi un’orgia di grassi saturi e carboidrati, alla faccia della dieta. Un fratello, adottato dai genitori, sembra molto più equilibrato di lei.
La ragazza ha deciso di cambiare vita – è normale alla sua età. Comincia dal nome: i genitori l’hanno chiamata Christine, lei si chiamerà Lady Bird (Coccinella).

Mentre discute con la madre che l’accompagna in macchina a scuola, non riuscendo ad averla vinta sui ragionamenti della madre, si catapulta fuori della macchina in moto. Alla forza del buon senso reagisce con la forza dell’autodistruzione.
Magia del cinema: fa impressione, anche se sappiamo che c’è il trucco, la macchina non si muove, è montata su una piattaforma mobile, ma è ferma rispetto alla piattaforma; l’attrice si lancia su un materassino, se si lancia. In realtà la vediamo solo aprire la portiera all’improvviso, viene inquadrata la madre terrorizzata che occupa tutto il campo visivo. Il lancio avviene nella nostra testa. Per questo fa impressione.
Per fortuna si è procurata solo un’ingessatura al braccio. Poi scopriamo che si vergogna della casa dove abita, perché la sua abitazione si trova dalla parte sbagliata rispetto alla ferrovia, cioè non nella zona dove abita la gente ricca di Sacramento.
Si vergogna anche del padre (questo fa pensare che Christine – Lady Bird sia una stronza).
Il padre non ha niente di cui vergognarsi: è un lavoratore rimasto disoccupato per le solite crisi aziendali, per il solito trattamento a cui sono sottoposti i lavoratori al giorno d’oggi (sembra di essere tornati indietro di duecento anni e duecentomila battaglie sindacali per i diritti).

Il padre è un santo. Quando l’accompagna a scuola in macchina – già questo richiede una certa dose di coraggio, dato il precedente – deve farla scendere un po’ prima perché lei si vergogna: i genitori dei compagni di scuola ricchi hanno un altro aspetto, viaggiano in un altro modo.

Nei panni del padre la butterei fuori dalla macchina, non dalla macchina in moto, ma certamente non l’accompagnerei a scuola, non sarei tollerante verso una ragazza che si vergogna della sua famiglia. La tratterei come merita: da stronza.

Vuole andare in un’università prestigiosa ma non studia, distrugge il registro del professore di matematica, non si confronta mai con la realtà, pensa solo a se stessa e non bada minimamente ai problemi e ai bisogni della famiglia.
Tutti gli adolescenti sono concentrati principalmente su se stessi, è normale, ma i ragazzi di Sacramento sono esagerati su questo punto: a volte sembrano alieni piovuti da un’altra galassia per annunciare la fine del pianeta Terra, o della specie Homo Sapiens che, bene o male, lo abita.

Il personaggio forte è la madre: fa i doppi turni per portare avanti la baracca e non rinuncia mai al compito di cercare di far ragionare la ragazza, di ricondurla alla realtà.
Dopo il diploma – data la disponibilità di quel sant’uomo del padre a contrarre un debito per mantenerla agli studi – la ragazza è ammessa in una prestigiosa università di New York. L’ammissione è dovuta al calo degli iscritti che si è verificato dopo l’undici settembre 2001, dovuto alla paura dei talebani.

Unico indizio di un interesse culturale da parte di Lady Bird, oltre all’attività teatrale, è l’ascolto commosso della conclusione di Furore (Steimbeck) in macchina insieme alla madre. Le audiocassette, inquadrate apposta in primo piano, ci segnalano, se ci eravamo distratti, che la vicenda è collocata indietro nel tempo di una ventina d’anni (un po’ dopo l’attacco alle torri gemelle).
Eppure, riflettendoci, quante cose sono accadute in questi venti anni: c’erano le audiocassette, il cellulare più diffuso era il Nokia 3310; erano apparsi i primi rivoluzionari Blackberry; nel World Wide Web navigavano solo i ricercatori, gli studenti, i cosiddetti smanettoni; i computer erano brutti e ingombranti scatoloni.
Dei ragazzi di Sacramento solo uno – un tipo cupo, che non sorride mai – sembra interessato a tenere in mano un libro, ma, siccome fa parte di un complesso musicale e io tendo a distrarmi quando mi annoio, potrebbe essere un quadernino su cui annota le sue canzoni.

La madre non apprezza la scelta, agevolata dal padre, di spostarsi da sola a New York per frequentare l’università, perché evidentemente non si fida di Lady Bird. La madre ha ragione a non fidarsi.
Infatti, appena uscita da quel minimo controllo ambientale che Sacramento assicurava, giunta a New York, per prima cosa si ubriaca di brutto, tanto da dover essere ricoverata in ospedale per disintossicarsi.

Uscita dall’ospedale, trovandosi sola nella grande città, sente il bisogno di entrare in una chiesa, di ritrovarsi nell’ambiente in cui è cresciuta. Telefona a casa per dire che, tutto sommato, Sacramento non è così male. Non trovando nessuno, lascia un messaggio. Bisogna parlare con chi ci è vicino, se non lo facciamo non è detto che potremo farlo in seguito, forse potremo lasciare un messaggio, se siamo fortunati.

La coccinella, finalmente cresciuta, lascia un messaggio nella segreteria telefonica, un messaggio commosso, di affetto – indirizzato a chi? Alla madre, che nutre verso di lei – la ragazza ha capito – un amore grande, ma esigente. I ragazzi hanno bisogno, per crescere, di amore esigente.
La regista sa che la ragazza ha capito perché ha raccontato una storia che conosce bene: la sua storia. La ragazza stronza è Greta Gerwig … era Greta Gerwig, nel senso che non è più stronza.

Crisi della famiglia in tempi difficili, quando i ragazzi devono rischiare di rompersi l’osso del collo, e in molti casi se lo rompono, per riuscire ad acquisire le regole di base della vita, anche quelli che potrebbero avere l’aiuto dei genitori, che fieramente rifiutano.
Mi ha fatto venire in mente un film che non ha niente a che fare con Lady Bird, un film che ho visto la settimana scorsa al cinema Odeon di Pisa: Puoi baciare lo sposo, regia di Alessandro Genovesi.

Il richiamo si riferisce alla crisi della famiglia che, in questo film, non abita a Sacramento ma a Civita di Bagnoregio, un paesino delizioso, appeso su una roccia, in provincia di Viterbo.

Qui la gente, anche se in crisi, non è deprimente come a Sacramento, non vive perennemente incollata dentro una macchina. In questo film un tramviere, interpretato dal bravo Dino Abbrescia, può essere divertente anche quando descrive le sue ambiguità di genere e minaccia continuamente il suicidio.

Un ragazzo, emigrato a Berlino per fare l’attore e per vivere liberamente la propria omosessualità, torna al paesello natio per condurre a nozze il proprio compagno.
Si tratta di unioni civili, ma la differenza riguarda soltanto la burocrazia; il ragazzo vuole la cerimonia e la benedizione dei genitori.
Si oppone il padre, sindaco della cittadina. Perfetto nella parte: Diego Abatantuono.

Anche in questo film il personaggio forte è la madre, interpretata da una splendida Monica Guerritore.
Risolve la crisi costringendo il marito ad accettare la situazione e a celebrare il matrimonio del figlio. Fa presto a convincerlo: lo caccia di casa (è lei la proprietaria), lo costringe a dormire negli uffici del comune.
Per poter usare la propria autonomia mentale, la propria intelligenza, spesso superiore a quella degli uomini, le donne devono stare attente a conquistare e conservare l’autonomia economica.
Puoi baciare lo sposo è divertente e ha una conclusione in leggerezza, come se dicesse: non prendeteci troppo sul serio.

Crisi all’interno di due famiglie, rappresentate in due film molto diversi, affrontate con piglio deciso da una figura antica: la madre. Afferma con sicurezza i propri valori (l’educazione della figlia, in un caso, l’accettazione delle scelte del figlio, nell’altro), e non recede di un passo, pur soffrendo terribilmente, dal proprio compito.