Cinema Odeon – piazza San Paolo all’Orto – Pisa (6 aprile 2018 h 18.10)

Se la Madonna, stufa dello sfruttamento della sua immagine, un giorno apparisse in televisione e dicesse: «A dire il vero, sono stata in diversi posti senza farmi vedere, ma a Lourdes non sono mai stata e non penso di andarci a breve» (questa battuta l’ho sentita in un film) provocherebbe il crollo economico del dipartimento degli Alti Pirenei e un calo di diversi punti del Prodotto Interno Lordo (PIL) della Francia.

Questo non accade perché la Madonna non va in televisione; per comunicare con noi utilizza dei giovani, in passato preferibilmente pastorelle intente ad accudire il gregge in villaggi sperduti.

Ma anche il lavoro di pastorella in villaggio sperduto sta scomparendo; negli ultimi anni (trentacinque), dicono che la Madonna sia apparsa non a una, a due, a tre ragazzine, ma a un intero gruppo di sei adolescenti di ambo i sessi (ma sì, abbondiamo, diceva Totò), non sporadicamente, ma in modo continuativo e in orari fissi.

I ragazzi, nel frattempo, sono cresciuti, e allora, ecco l’idea: trasformare questi colloqui in un vero e proprio lavoro. Quale lavoro? Il redattore di messaggi della Madonna: colui o colei che s’incarica di riferire a noi comuni mortali, esclusi dalla comunicazione diretta, ciò che la Madonna ha deciso di farci sapere.

Anziché lamentarsi della disoccupazione, come tanti privi di iniziative, questi giovani si sono inventati un lavoro fisso, con tanto di partita IVA e ritenute previdenziali (suppongo).

È un lavoro comodo, orario tranquillo: comunicano luogo, data e ora dell’apparizione e, davanti alla folla che si è radunata, assumono un atteggiamento estatico; con gli occhi spalancati, lo sguardo fisso verso un punto dell’orizzonte, cominciano una conversazione silenziosa con la Madonna, che, chissà perché, solo loro vedono e sentono.

Poi riferiscono.

È bello come lavoro. C’è da chiedersi se l’hanno pensato loro o la Madonna, se si sono messi d’accordo, giustamente, per farlo diventare un lavoro fisso (si sa che un problema attuale è la precarietà del lavoro).

Non sempre la Madonna chiede di riferire ciò che dice: ci sono anche messaggi segreti, informazioni sul futuro dell’umanità o altro, non si sa, che la Madonna avrebbe confidato solo ad alcuni dei veggenti.

Questa mi sembra una saggia scelta (della Madonna o di chi dice di avere avuto in consegna i segreti) perché, in caso di difficoltà, che c’è di meglio che rivelare un segreto? È un segreto, nessuno può contestarlo.

Se qualcuno, all’interno della chiesa, uno molto importante, si permette di mettere in dubbio l’intera costruzione, basta rivelare un segreto per demolirlo («La Madonna ha detto che sei eretico», «Ha detto che sei l’anticristo», «L’ho sentita io, con queste orecchie, quindi: meglio se abbozzi e non rompi le scatole»).

L’impresa deve essere difesa da attacchi, soprattutto da quelli che possono provenire dall’interno della chiesa, da chi vorrebbe una religione meno ingenua e meno soggetta a strumentalizzazioni. È una forma di imprenditoria giovanile, produce reddito: dev’essere protetta.

Si sono costruiti alberghi, ristoranti, si organizzano pellegrinaggi e un piccolo villaggio è diventato una specie di Disneyland della fede (e dello sfruttamento della sofferenza umana).

Ci vanno personaggi televisivi famosi, anche se sull’orlo dell’oblio, che raccontano, commuovendosi, la loro conversione, omettendo di raccontare, giustamente, come hanno fatto fruttare i propri investimenti nel business dei pellegrini (queste volgarità si lasciano ai giornalisti impiccioni).

Opere di bene, naturalmente, segni di conversione, l’albero si giudica dai frutti, come il maiale si giudica da quanto grasso si riesce a ricavarne. E qui il grasso è tanto.

Qualcuno potrebbe giudicare poco rispettoso, quasi blasfemo, collegare una frase dei vangeli a un antico detto popolare.

Non sono d’accordo, penso che sia blasfemo utilizzare una frase estratta dai vangeli per giustificare i propri commerci.

Entrando nell’ordine mentale di questi convertiti in odore di santità, bisognerebbe ricordare loro ciò che Gesù fece ai mercanti nel tempio (Gv 2,13 e seguenti), con una frusta fatta di cordicelle.

Se credete veramente a tutto il discorso che sta dietro alla figura di Maria di Nazaret (Gratia plena), preparatevi alla frusta.

Il grasso è tanto, si parla di milioni di euro; il papa ha provato a dire che la Madonna non fa la postina, poi è stato zitto, perché quelli che vogliono credere per forza s’infuriano, quelli che ci guadagnano minacciano uno scisma. La sofferenza umana è infinita, la gente corre.

Uno dei redattori ufficiali dei messaggi di Maria si è trasferito in America, ha sposato una miss e continua a svolgere questo lavoro, perché «tuttə hanna campà», «tutti devono vivere».

Infine, il vescovo di Mostar – che da anni, come Giovanni Battista, “grida nel deserto” che è tutto un imbroglio, perché, evidentemente, conosce i suoi polli – chi è rispetto a questi campioni dell’imprenditoria giovanile?

Notare la finezza dell’operazione: gli sfruttatori del sentimento religioso più banali fanno piangere la Madonna (la statua, non lei): una cosa volgare, antigienica (si tratta di utilizzare le lacrime, a volte il sangue), che porta vantaggi limitati nel tempo. Questi, invece, possono continuare a svolgere il loro lavoro fino all’età della pensione e oltre.

Il film che ho visto al cinema Odeon di Pisa si occupa appunto dello sfruttamento della religione a fini imprenditoriali.

Sono entrato in sala dopo la consueta capatina alla Gipsoteca di arte antica dell’Università di Pisa, venti metri dal cinema, ingresso gratuito, dove si possono ammirare antiche copie di statue famose della mitologia greca e romana, che prevedeva, per la comunicazione tra dèi e uomini, intermediari più credibili di quelli utilizzati dalla nostra “superiore” religione monoteista; per non parlare dell’altra più diffusa, i cui seguaci e sacerdoti impongono alle donne un cencio per nascondere i capelli (quando gli va bene, altrimenti uno strumento di tortura: il burka).

Se si fa il confronto con la bella statua di Afrodite, la cui foto è messa in cima a questo commento, si capisce la differenza; quegli dèi assomigliavano agli uomini ed erano molto più belli.

Sappiamo che se uno gestisce un bed and breakfast deve pagare le tasse e rischia, con la crisi attuale, di fallire. Se, invece, a gestire il bed and breakfast sono le suore o altri religiosi, non pagano le tasse, non sono obbligati a dichiarare le entrate, che hanno la forma di donazioni (la sostanza non cambia): gli affari vanno a gonfie vele.

Un imprenditore quasi fallito, ricattato dal marito della sorella che vorrebbe sottrargli tutto, risolve il problema inventandosi una religione nuova di zecca, basata sull’esaltazione dell’Io: lo Ionismo.

Per avere i vantaggi legati al riconoscimento del suo albergo come luogo di culto, ha bisogno di seguaci; li trova facilmente fra i barboni accolti dalle suore nei locali di fronte al suo, ai quali propone una dieta più libera, meno atti di dolore e spritz per tutti.

Dopo un avvio spiritoso, ironico, giocato sul confronto semiserio fra le religioni più diffuse (per l’imprenditore una vale l’altra) – attraverso una serie di trovate, alcune divertenti e azzeccate, altre meno – si arriva alla conclusione, che mi sembra sia questa: di una religione l’uomo ha bisogno; se si distruggono quelle esistenti, si rischia di riempire il vuoto con nuove religioni in cui la manipolazione di molti da parte di pochi è ancora maggiore.

Io credo (prima regola del mio Ionismo) che la religione non debba essere un mezzo per fare soldi, acquisire potere, non pagare le tasse, sfruttare la credulità altrui, inventarsi un lavoro, gestire un albergo chiamandolo luogo di culto (per non parlare dei talebani fanatici, ma questo è un discorso troppo drammatico per affrontarlo utilizzando l’ironia).

Assodato ciò, ognuno è libero di credere o non credere a quello che gli pare, purché non venga a svegliarmi la domenica mattina bussando al citofono.