Cinema Il Portico – via Capo di Mondo, 66 – Firenze (16 maggio 2018 h 17.30)

“Sesso e potere” è una formula antica e un’accoppiata vincente in ogni epoca. Detta così si riferisce soprattutto alle donne; sono rari i casi di uomini che hanno raggiunto posizioni di potere per le loro attitudini sessuali e non credo sia mai stato proposto a Rocco Siffredi di presentarsi alle elezioni per un seggio di deputato o di senatore della repubblica.

Cicciolina, invece, alla fine degli anni ‘80, fu presentata da Marco Pannella e fu eletta, non credo per una sua competenza specifica nell’amministrazione della cosa pubblica, nonostante la sua indubbia capacità di amministrare una cosa privata.

Per gli uomini la formula si dovrebbe leggere al contrario: il potere moltiplica le possibilità, per chi lo raggiunge, di esercitare una forma di ginnastica compulsiva che ha a che fare con il sesso solo perché coinvolge gli organi sessuali.

Che si tratti di ginnastica, di sfogo brutale, è evidente fin dalle prime scene di “Loro 1”, in cui un bestione dall’aria sofferente, nel sottocoperta di una barca, si stressa per riuscire ad eiaculare (la ragazza serve solo ad aprire le gambe) e un altro bestione (animalesco non nel fisico, come il primo, ma nel cervello) ha il colpo di genio che dovrebbe consentirgli di fare il passo avanti: da puttaniere locale (perfetto in questa parte Scamarcio col suo accento pugliese) a puttaniere nazionale «a sostegno del divertimento dell’imperatore», come si espresse Veronica Lario, che sull’argomento doveva essere bene informata (non a caso inventò la più sintetica definizione dell’ambiente descritto da “Loro”: “ciarpame senza pudore”).

A proposito di Veronica Lario, è vero: non sono fatti nostri, ma in tanti ci siamo chiesti come mai una donna bella e intelligente, che ha recitato a teatro ad alti livelli, che legge Saramago, come mai … non so neanche come dirlo … come mai …

Non si capiva subito? Le barzellette sceme, quell’aria da dongiovanni cafone, il modo di parlare affettato, il bisogno di circondarsi di adulatori … non era evidente, anche quando contribuiva a cementificare Milano?

Indro Montanelli capì troppo tardi con chi aveva a che fare (basta leggere i pochi numeri di “La Voce” che riuscì a pubblicare, dal marzo ‘94 all’aprile ‘95, dopo la tragedia del Giornale), ma, una volta inquadrato il soggetto (non ci voleva molto), Veronica Lario perché ha impiegato tanto tempo per difendere la propria dignità?

Indubbiamente sono fatti suoi.

Torniamo alla ginnastica.

L’attività sessuale dovrebbe prevedere uno scambio, una forma di complicità, di tenerezza, anche un gioco di conquista, ma sempre sotteso a una scelta reciproca.

Nel “ciarpame senza pudore” la donna non sceglie, deve mettersi a disposizione di uno che fisicamente le fa schifo, uno che ha il culo flaccido (citazione), ha la faccia piena di rughe quando non le spiana con la chirurgia plastica, ha subìto una prostatectomia (che, anche quando è parziale, non è il miglior viatico per esprimere una potenza sessuale giovanile) e potrebbe essere suo nonno.

Si tratta di prostituzione.

Diciamo la verità: solo uno scemo può credere che le ragazze dedite all’adulazione di un vecchio rifatto, che mettono il proprio corpo a sua disposizione, lo fanno perché attratte dal fascino dell’età e del degrado fisico connesso all’avanzare degli anni. Se così fosse, gli istituti di ricovero per anziani sarebbero pieni di ragazzine in adorazione dei ricoverati col pannolone, e non mi risulta che ciò avvenga.

La realtà è che sono attratte dalla esibizione della ricchezza e dalla possibilità di risolvere la propria situazione; solo un vecchio scemo può credere che siano attratte da lui.

Non è il caso di Berlusconi: il volto del sultano (come lo definì Giovanni Sartori in una serie di articoli sul Corriere della Sera) è assolutamente naturale; un occhio ogni tanto si chiude, ma è un’abitudine contratta dalla frequentazione di Dell’Utri (si sa che in certi casi si comunica con segni convenuti), la sua chioma fluente … (!) – sì, con un po’ di buona volontà si può constatare che fluisce – ha un bel colore asfalto, la sua espressione è molto più viva di quella di una mummia egiziana.

Quando, nel film, molto ben documentato, passeggia con il chitarrista napoletano al seguito, cantando canzoni romantiche, gonfio di ammirazione per se stesso, e intercetta Veronica che sta leggendo … si torna al quesito iniziale … ma come è possibile? Quanto ci ha messo? Mah!

Nella seconda parte si racconta di quando il potere politico gli è momentaneamente sfuggito (restano i soldi), il venditore di sogni non è riuscito a vendere la sua merce, il potere economico potrebbe essere distrutto dall’intervento della magistratura, il vecchio imbonitore non riesce più a imbonire nessuno, è solo, è in crisi.

Nota – Imbonire: Attirare con lo sfoggio di una parlantina ciarlatanesca, cercare di convincere qualcuno ad acquistare una merce, a votare per un partito o ad assistere a uno spettacolo. Es. imbonire il pubblico. Da b(u)ono col prefisso in-; prima attestazione: 1640

Perfetto: il verbo è giusto.

Qui il grande Toni Servillo si sdoppia in un colloquio dietro a un tavolo tra lui e il socio in affari, quello che gli ha aperto il mondo delle banche e delle assicurazioni ed è quasi un’altra parte di sé, anche se più naturale, non rifatta, non malata di sesso, più focalizzata sulla cosa che gli riesce meglio: fare soldi.

Questo suo doppio gli dà il consiglio giusto: per uscire da questa situazione di depressione e di pericolo devi convincere cinque senatori della repubblica a passare dalla tua parte. Per te, ai bei tempi, era un gioco da ragazzi convincere la gente a farsi trascinare in un sogno che faceva solo i tuoi interessi; ritrova il grande piazzista che c’è in te.

Nota – Piazzista: Dipendente di una ditta commerciale, incaricato della propaganda e del collocamento dei prodotti in una data zona. Da piazza, nel significato commerciale. Prima attestazione: 1901

Perfetto: il sostantivo è giusto, se con “Dipendente” si fa riferimento ai primi finanziatori.

Sorrentino s’inventa il tentativo, assolutamente verosimile, dato il soggetto, di convincere una donna qualsiasi, pescata a caso nell’elenco telefonico, con un nome falso, a comprare un appartamento che ha il salotto largo quattro volte l’altezza del piazzista – che, per civetteria, dice di essere alto un metro e settanta: i capelli e l’altezza sono il cruccio della sua vita – un appartamento che non esiste, un sogno.

La donna, purtroppo, come gli italiani, non gli sbatte il telefono in faccia; neanche i senatori lo fanno, pronti a vendersi.

Siamo sempre in zona prostituzione, anche se con altri mezzi: non tutti hanno gambe e seni adeguati ad esercitare il mestiere, ognuno vende quello che ha.

Il risultato è che abbiamo dovuto sentire uomini politici, rappresentanti del popolo, figure istituzionali – che, forse, hanno qualche problema quando si guardano allo specchio – affermare che il presidente del consiglio in carica poteva credere che una ragazza scappata da una comunità di accoglienza in Sicilia fosse la nipote di un capo di stato estero.

Queste persone che, forse, hanno problemi a guardarsi la mattina allo specchio, affermavano che il presidente del consiglio in carica non disponeva dei mezzi per capire chi fosse esattamente una persona che riceveva in casa. Una cosa offensiva, soprattutto verso lo stesso presidente del consiglio, descritto come uno sprovveduto.

Si dirà: forse lo consideravano veramente uno sprovveduto, dai contatti che avevano con lui si erano convinti di avere a che fare con un perfetto imbecille: traffichino, capace di fare soldi, imbonitore, piazzista, ma imbecille (non sarebbe il primo caso).

Anche se così fosse, queste persone dovrebbero avere difficoltà quando si guardano allo specchio, ma, è evidente, si fa l’abitudine a rinunciare alla propria dignità.

Nel film di Sorrentino questi personaggi ci sono tutti:  puttanieri, puttane, cocainomani, politici leccaculo, oltre, naturalmente, alle onnipresenti ragazze disposte a darla per un appartamentino, per una spilla a forma di farfalla, per una particina in una qualunque scemenza trasmessa in uno dei canali della rete privata conquistata con l’appoggio dei politici leccaculo anzidetti.

Il film è la rappresentazione completa di un’epoca; una rappresentazione molto più fedele del Caimano di Nanni Moretti, perché focalizzata sulla descrizione non solo di lui, ma soprattutto di loro: tutta quella gente disposta a cedere la propria dignità per una misera ricompensa (soldi, ginnastica sessuale, un posticino precario alle dipendenze di un potere provvisorio).

Alle spalle di tutto, secondo Sorrentino, a muovere le carte c’è un dio che appare e sparisce, decide, dispone e nasconde con un asciugamani il suo volto anche quando gli procurano una vittima sacrificale. Dietrologia.

Io credo che la realtà sia molto più semplice, che non ci sia bisogno di immaginare poteri occulti.

Intanto il vecchio, sempre più rincoglionito, vuole fare il seduttore con una ragazza che, è inutile dire, potrebbe essere sua nipote, ma, fra le tante addestrate dalle madri e dai padri a fare le ochette, gliene capita una più intelligente che lo mette a tappeto rivelandogli l’evidenza: sei patetico.

C’è una discussione accesa con Veronica, alla fine della quale lui le fa la domanda che molti di noi avrebbero voluto farle: perché ci hai messo tanto per capire che avevi a che fare con un malato, come hai dichiarato in una lettera a Repubblica?

La risposta della Veronica del film, forse ricavata da qualche intervista della Veronica vera, o forse immaginata dal regista, non è convincente, almeno per chi pensa che la vita non si debba impostare come una canzone di Albano e Romina.

In questo film, particolarmente nella seconda parte, ci sono scene molto belle, anzi il film è un susseguirsi di scene belle perché precise e necessarie; solo all’inizio si ritrova quell’inutile spargimento di simboli che costituisce il limite di questo regista o un suo vezzo o entrambe le cose; non ho ancora capito perché la pecora guardava fissamente il condizionatore mentre la televisione trasmetteva i quiz del povero Mike (possibile che simboleggiasse noi spettatori passivi e destinati a soccombere? Ma no!).

Se per questo, non ho neanche capito che ci faceva il canguro nei giardini del Vaticano (“The Young Pope”).

Non rivedrei “Il Divo” (noioso), non ho amato “La grande bellezza” (meglio Fellini), ho odiato “Youth” (non ne parliamo), ho apprezzato, in parte, “The Young Pope” (interessante ma troppo lungo; non finiva più!).

Ora esprimo la mia ammirazione per questo film, che rivedrò volentieri quando se ne presenterà l’occasione, non foss’altro per come ha rappresentato il terremoto a L’Aquila e come l’ha inserito perfettamente nel racconto, senza nessuna forzatura, con l’episodio sublime, credo realmente accaduto, della povera vecchia che aveva perso la dentiera e con la carrellata finale sui terremotati e sui pompieri davanti alle macerie, che richiama alla realtà di un povero paese in balia di un venditore di sogni, di un venditore di fumo.