(5 ottobre 2019 h 18.00)
Cinema Teatro Odeon Firenze – piazza degli Strozzi

Potrebbe avere come sottotitolo: l’uomo più sfigato del mondo.

Stabiliamo una regola: non è necessario individuare tutti i riferimenti presenti in un film per apprezzarlo, criticarlo, commentarlo; Rambo 24 o 75 si può valutare senza avere visto tutti i 23 o 74 Rambo precedenti.
Un film deve reggersi da solo.

Che cosa vediamo, ignorando volutamente tutto ciò che precede? Vediamo un povero clown che ha tutte le sfortune, non gliene manca una, ne fa collezione, come Amleto nella parodia di Petrolini:

«Io sono il pallido prence danese, che parla solo, che veste a nero. Che si diverte nelle contese, che per diporto va al cimitero. Se giuoco a carte fo il solitario, suono ad orecchio tutta la Jone. Per far qualcosa di ameno e gaio, col babbo morto fo colazione. … Giuoco a scopone, il mio compagno spariglia i sette. Compro le scarpe, mi vanno strette. Se qualche volta in festa io ballo, la mia compagna mi pesta un callo. Monto in vettura, muore il cavallo. Vado a Messina, viene il tremuoto. Se compro un sigaro, ci trovo un pelo. … Ma si può essere più disgraziati di Amleto?».

Ma si può essere più disgraziati di Joker?

L’unica fortuna è la mancanza di una polizia decente a Gotham City (una ridente cittadina dalle parti di New York, famosa per la salubrità dell’aria e per aver dato i natali a individui un po’ particolari).
Fin dal primo delitto in treno, giustificato, commesso per legittima difesa (i tre tipi meritavano di essere stesi come salami), i due ispettori l’hanno individuato: è fortemente indiziato, lo seguono, non riescono mai a interrogarlo.
Si limitano a lasciare messaggi nella segreteria telefonica vintage (è stato un piacere rivedere il mangianastri con le cassette) e si lanciano in un inseguimento disperato in un treno pieno di clown.
A che serve gridare «sono un ispettore della polizia» dove la gente sta facendo la rivoluzione? Allora vuoi morire!

Così il povero Joker, senza incontrare ostacoli, ammazza la madre in ospedale, ammazza il collega ipocrita, strappa documenti riservati dalle mani del responsabile (niente poliziotti in giro, si fa a chi tira più forte), va tranquillamente (per modo di dire) avanti e indietro.

Per farsi prendere è costretto a commettere l’ultimo delitto davanti alle telecamere, sempre con quella risata fastidiosissima, una specie di rantolo.

Smile

Smile, though your heart is aching
Smile, even though it’s breaking
When there are clouds in the sky
You’ll get by
If you smile through your fear and sorrow
Smile and maybe tomorrow
You’ll see the sun come shining through For you
Light up your face with gladness
Hide every trace of sadness
Although a tear may be ever so near
That’s the time you must keep on trying
Smile, what’s the use of crying?
You’ll find that life is still worthwhile
If you just smile.
That’s the time you must keep on trying
Smile, what’s the use of crying?
You’ll find that life is still worthwhile
If you just smile

(Music by Charles Chaplin, Lyrics by John Turner and Geoffrey Parsons)

Composta da Charlie Chaplin per Tempi Moderni (1936). Nel 1954 John Turner e Geoffrey Parsons aggiunsero testo e titolo. L’interpretazione più famosa è certamente quella di Nat King Cole (1954).