(7 luglio 2020)

Didascalia sulla statua di Gioacchino Murat (Palazzo Reale Napoli): «Io nun so stato!»Non sono stato io, non è stata colpa mia!»).

È un buon periodo per gli aspiranti all’eroismo. Nel senso che è abbastanza facile, al giorno d’oggi, diventare eroe.

Una volta, per diventare eroe si doveva lanciare la stampella contro le truppe nemiche, come fece Enrico Toti, mentre si era travolti dai proiettili, al grido “viva l’Italia”.

Oggi se uno vuole diventare eroe si unisce a un gruppo di aspiranti all’eroismo e lancia sassi contro una statua.

Se riuscirà a distinguersi dagli altri partecipanti al concorso, ad abbattere personalmente la statua, dopo essere salito eroicamente sul piedistallo con un attrezzo adatto, assurgerà alla gloria e sarà pronto per essere immortalato in una nuova statua (la statua dell’eroe che abbatte la statua).

Non finisce qui: si sa che i motivi per abbattere le statue cambiano e, un domani, potrà capitare che i posteri si trovino ad erigere la statua a un eroe (chiamiamolo eroe 3) che ha abbattuto la statua dell’ex eroe 2, non più considerato tale perché nel secolo precedente aveva abbattuto la statua dell’eroe 1, riconsiderato eroe e meritevole di una statua.

Dunque i posteri rifanno la statua al numero 1, abbattono la statua del numero 2, erigono una statua al numero 3, rappresentandolo nell’atto di abbattere la statua del 2 che abbatte la statua dell’1.

E così di seguito.

Ci saranno statue con molti eroi, ognuno colto nel gesto trionfante di avventarsi sulla statua dell’eroe precedente.

Ci sarà parecchio lavoro per gli scultori, i quali, per incrementare le entrate (ognuno ha il diritto di fare i propri interessi), diffonderanno racconti maliziosi sui personaggi immortalati – ma forse questo verbo è eccessivo – in modo da invogliare gli aspiranti eroi a prendere iniziative di nuovi abbattimenti. Si sa che per ogni statua abbattuta se ne fa un’altra, anche per utilizzare il piedistallo o il cavallo, che, privi dell’eroe sovrapposto, non fanno una bella figura in mezzo alla piazza.

La mia proposta (commento al film Stan & Ollie) di erigere statue ai comici non risolverebbe il problema, perché nella vita dei comici e, in generale, degli artisti, ci sono cose che troverebbero masse di moralizzatori desiderosi di affermare la propria purezza assoluta abbattendo una statua.

Come è iniziata questa moda? Non c’entra molto con l’iconoclastia, di cui ci sono esempi in tempi antichi e in varie civiltà. La moda attuale di abbattere le statue che non ci vanno a genio – non perché sono brutte, nel qual caso sarebbe addirittura un merito – è stata avviata dai talebani afghani, che abbatterono i Buddha di Bamiyan per dare applicazione pratica a quest’unico concetto (credo che nella testa di un talebano non entri più di un concetto per volta, anzi, più di un concetto in tutto): noi possediamo la verità, tutto ciò che non è scritto nel Corano è falso e dev’essere distrutto.

Questi nuovi eroi (nuovi mostri da aggiungere a quelli dei film di Dino Risi, poi anche di Scola e Monicelli) credono di possedere la verità assoluta, totale, eterna e di poter giudicare in base a valori e reati attuali, in un processo sommario, a furor di popolo, ogni aspetto e ogni episodio della vita dei personaggi storici rappresentati.

In un processo vero, assurdo, troppi elementi si dovrebbero prendere in considerazione.

Si può dimenticare che se siamo liberi dal nazifascismo è anche per merito di Winston Churchill?

È comprensibile lo sfogo iniziale, al momento della liberazione, delle popolazioni oppresse da una dittatura, che abbattono le numerose statue simbolo dell’oppressione (avrebbero fatto meglio ad abbattere il dittatore), ma viene il momento in cui è opportuno mettere un punto fermo e voltare pagina.

Non dimentichiamo i delitti commessi, le grandi tragedie dell’umanità, però non ci mettiamo a ricercare puntigliosamente nella vita di personaggi morti e sepolti, a cui non è possibile, in caso di condanna, infliggere una pena, ma solo un gesto di impotenza rabbiosa.

La Giustizia non fa mai il processo a un morto, anche perché non si capisce come potrebbe difendersi.

Basta. Cerchiamo di individuare gli oppressori attuali, quelli in servizio.

Mi meraviglio che a questi assaltatori di statue non venga in mente di distruggere gli scavi di Pompei, dove ci sono statue, mosaici, ville appartenute a uomini che consideravano normale la schiavitù.

Come se la caveranno, questi eroi a poco prezzo, con personaggi come Norberto Bobbio, che ammise di essere stato fascista in gioventù, come Dario Fo, che ammise di avere aderito alla repubblica di Salò (sempre in gioventù), come Günter Grass, che riconobbe di avere avuto un periodo nazista? Abbatteranno la statua di Pirandello? Aderì al fascismo, non in gioventù, poi si distaccò dal regime, ma questo non conta per i perfezionisti della purezza. Distruggeranno Sei personaggi in cerca di autore?

Stesso discorso per Ungaretti. Distruggeranno le sue poesie?

Come se la caveranno con gli ex stalinisti? Con quelli che espressero solidarietà all’Unione Sovietica all’epoca (1956) dell’invasione dell’Ungheria? Come la metteranno con gli intellettuali che vedevano aria di famiglia nelle brigate rosse? Gli faranno una statua (molti sono ancora vivi) per abbatterla subito dopo?