(8 luglio 2021 h 18.00)
Cinema Odeon Pisa – piazza San Paolo all’Orto

Prendi quattro attori importanti, con i quali si va sul sicuro, perché hanno fatto sempre scelte interessanti.
In ordine alfabetico: Neri Marcorè, Marco Paolini, Giovanni Storti, Giorgio Tirabassi.
Prendi una ex modella, personaggio televisivo, attrice, famosa negli anni settanta e ottanta: Isabel Russinova.
Prendi una brava cantante, Saba Anglana, che ha collaborato a molti spettacoli di Marco Paolini.
Per le musiche prendi Mauro Pagani, il mitico Mauro Pagani della Premiata Forneria Marconi (PFM) e delle collaborazioni con Fabrizio De André (insieme a tante altre cose).

Inserisci questi artisti, ciascuno col proprio ruolo, in una storia non originale, nel senso che al cinema e alla televisione sono pane quotidiano il vintage, la giovinezza frenetica degli anni settanta, le vecchie chitarre elettriche, gli amori perduti e, dopo tanti anni, stranamente (nel senso che nella vita non succede) ritrovati, gli ultimi fuochi di artificio, un po’ spenti.
La trama, tutto sommato, è accettabile; si tratta di una commedia malinconica che potrebbe presentare spunti comici (c’è un terzo di Aldo Giovanni e Giacomo) e suggerire riflessioni profonde (c’è l’intero Marco Paolini) sul tempo che passa.
Il film potrebbe ambire ad accarezzarci la memoria in questa strana estate, nei cinema che hanno riaperto da poco e quasi non ci crediamo.
A ricordare il recente passato la richiesta del nome e del numero di telefono all’ingresso in sala; a terrorizzarci: la variante delta. La mascherina, sembra incredibile, è diventata un’abitudine. La pandemia sarà passata quando ricomincerà a darci fastidio e a sembrarci ridicola. Mi ricordo che all’inizio di questo disastro evitavo di uscire per non metterla: mi sembrava ridicola. È ridicola, anche se ora la metto senza pensarci.

Protagonista della storia un gruppo rock degli anni settanta, sopravvissuto, più o meno, negli anni duemila: “The boys”.
Il nome è inverosimile, a meno che fossero quattro ragazzotti velleitari, destinati a vendere le chitarre e le tastiere a qualcuno che ne capisse di musica un po’ più di loro e fosse disponibile a studiare, non solo a divertirsi.
Nella finzione cinematografica il gruppo è stato importante, famoso per alcuni anni.

I complessi italiani non avevano nomi così banalmente inglesi; si chiamavano: I camaleonti, I cugini di campagna, Il giardino dei semplici, Equipe ‘84, I Pooh, Gli alunni del sole, I giganti.
Nomi fantasiosi, generalmente italiani o, se in inglese, non banali.
Se doveva esserci boys nel nome, avrebbero inserito un aggettivo, tipo Bad Boys (cattivi), Mad Boys (pazzi) o un errore di grammatica, qualcosa che richiamasse l’attenzione, suscitasse curiosità.

I quattro naturalmente sono invecchiati – Neri Marcorè troppo poco per essere verosimile, ma sostituisce un fratello maggiore che si è buttato nel fiume e nessuno ci spiega per quale motivo (o mi sono distratto, come mi capita quando mi annoio).
Uno del gruppo ha problemi alla prostata, il batterista fa il notaio (non so quale dei due sia il guaio peggiore).
Un altro ha sposato una ragazza molto più giovane di lui ma non vuole collaborare alla produzione di nuovi abitanti del pianeta: pretende pillola e preservativo; inspiegabilmente cambia idea alla fine del film.

Il cantante chitarrista ha aperto un ristorante che si chiama Meat Balls.
Chiamare palle di carne le polpette fa passare l’appetito, potrebbe invogliare a mantenere una dieta rigorosa, non certo a entrare in un ristorante. Infatti le uscite superano le entrate e il ristorante rischia ogni momento di chiudere.

C’è una possibilità: un trapper ignorante e coglione di successo (nella rete, sui social, con i like) vuole fare una cover delle canzoni del gruppo, per dimostrare che esiste.

Tolte le scene degli anni settanta, interessanti per chi ha vissuto quell’epoca (non so se anche per gli altri), il resto è noia.
Non basta mettere insieme artisti importanti (attori, cantanti, musicisti) per fare un film importante. A volte, come in questo caso, il risultato è un film noioso.