Barzellette – di Ascanio Celestini – Einaudi Stile Libero

Càpita anche questo: si compra un libro alla stazione senza avere il tempo di sfogliarlo per bene (il treno sta per partire), fidandosi della casa editrice.

Ho comprato questo libro pensando che fosse una semplice, onesta raccolta di barzellette, alcune più divertenti, altre meno. Quando si tratta di ridere non mi tiro indietro.

Non ho dato abbastanza peso alla foto di copertina, brutta da far venire il voltastomaco. Più della lingua protesa fuori è la camicia a dare un pugno sullo stomaco.

Si tratta di un evidente richiamo a una celebre foto di Einstein (a parte la camicia). Ma allora devi essere all’altezza!

Ho cominciato a leggere e ho scoperto che è una raccolta di stronzate. Non solo sono barzellette che non fanno ridere. Sono proprio stronzate.

Arrivato faticosamente a pag. 16, ho dato un’occhiata all’interno, verso la metà del libro. Mi sono arreso. Basta.

Legno sprecato!

Il Cammino di Santiago – di Paulo Coelho – La nave di Teseo

Anni fa ho percorso a piedi i circa ottocento chilometri del Cammino di Santiago (il cosiddetto Cammino francese), da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela, più una sosta di quindici giorni a Finisterre, per tenere i piedi in ammollo e fare i bagni nell’Oceano Atlantico.

Mi dà fastidio chi cerca di sovrapporre a questa lunga passeggiata, spesso piacevole, interessante, qualche volta impegnativa, difficoltosa, stancante, significati soprannaturali vagamente New Age .

Arrivo a comprendere chi vuole rivivere l’esperienza degli antichi pellegrini – una sensazione affascinante – che facevano, grosso modo, questo percorso tra tanti pericoli per abbracciare la tomba di San Giacomo, uno dei discepoli di Gesù.

Comprendo anche chi ci vede gli angeli (perché no? Credo di averne individuato qualcuno, ma forse erano solo persone dotate di grande disponibilità verso gli altri, capaci di trovarsi nel punto giusto nel momento giusto, quando hai bisogno di aiuto).

Trovo simpatiche quelle costruzioni, dedicate al sincretismo, che si incontrano sul cammino, contenenti un miscuglio di simboli religiosi di origine differente (la Madonna, i totem, Shiva e Buddha a braccetto) che, solitamente, ospitano un personaggio barbuto e trasandato, dall’aspetto hippy, un po’ fumato, inoffensivo.

Quando, all’inizio del cammino, nell’ostello di Saint-Jean-Pied-de-Port, mi dettero la Credenziale, il documento che serve a raccogliere i timbri dei posti visitati, mi chiesero di scrivere i motivi (spirituali, culturali) che mi spingevano a intraprendere quell’esperienza.

Scrissi: per dimagrire.

Era vero solo in piccola parte; preferii tenere per me il desiderio che mi spingeva ad affrontare quella fatica: avevo voglia di perdermi nei miei passi, di concentrarmi, per un periodo, unicamente sulle mie gambe, sui piedi, sul corpo impegnato in uno sforzo costante.

Divisi il Cammino in due parti: estate 2011 – da Saint-Jean-Pied-de-Port a Logroño (circa 150 km); estate 2012 – da Logroño a Santiago de Compostela (circa 650 km).

La seconda parte durò due mesi, più i quindici giorni a Finisterre (me la presi comoda, ero appena andato in pensione); la divisi in molte tappe intermedie.

Cambiai letto quasi ogni notte; mangiai cose diverse, in posti diversi; mi lavai dentro a servizi igienici di igiene varia, qualche volta ottima, qualche volta precaria; incontrai un numero enorme di pellegrini, feci amicizia con tutti (un’amicizia assai superficiale, veloce, poco impegnativa), senza la noia dei rapporti formali; visitai e fotografai tante località antiche, tante chiese; partecipai a funzioni religiose come non avevo mai fatto, senza crederci fino in fondo, ma godendo di quel ritorno all’infanzia, di quell’aria mistica, forse agevolata dalla bellezza della lingua spagnola (abolito il latino, i canti religiosi meno si capiscono, meglio è); misi alla prova la mia resistenza fisica.

Si tratta di una delle esperienze concrete a cui tengo maggiormente: non ho appeso la laurea sulla parete della stanza da letto, ho appeso la Compostela, “un certificado en el que consta que has peregrinado a Santiago por motivos de piedad y devoción” (anche il proposito di dimagrire è motivo de piedad y devoción, verso la propria salute fisica e mentale).

Quest’esperienza mi piacque al punto che l’anno dopo (2013) percorsi un centinaio di chilometri della parte francese del cammino (Saint-Jean-Pied-de-Port si trova sui Pirenei, al confine tra Francia e Spagna), partendo molto più a nord (Le-Puy-en-Velay): la cosiddetta Via Podiensis.

Anche questa fu una bella esperienza, di vita reale, documentata da un video che svolge la funzione di diario, come gli altri; il Cammino di Santiago non è un sogno psichedelico, è una cosa molto concreta, fatta di sudore, bolle sulla pianta dei piedi, solitudine desolata nelle mesetas, apparizioni di paesaggi che ti fanno esclamare: «questi sono i pascoli del cielo!», come quel rude militare spagnolo che inseguiva i poveri indiani della California costretti a diventare cristiani.

Al ritorno da Finisterre presi un volo da Santiago de Compostela a Fiumicino (naturalmente non avevo prenotato) e, per tornare a casa, dovetti prendere il treno per Pisa.

Nella libreria notai questo libro di Paulo Coelho (un’altra edizione) che mi sembrò il completamento ideale di quella esperienza.

Mi riproposi di leggerlo interamente nelle tre, quattro ore complessive di viaggio in treno e di attesa e cominciai nel ristorante della stazione, dove avevo mangiato un piatto di spaghetti (in Spagna soprattutto la squisita tortilla di patate, paella, polpo e, qualche volta, per curiosità, carne di toro; interessante fu la scoperta di non essere diminuito di peso, ma di avere trasformato massa grassa in muscolo, soprattutto nelle gambe).

Riuscii a leggere una diecina di pagine, non di più. Non ce la feci a continuare quel racconto pieno di invenzioni prive di fantasia, che non erano solo false, erano spudorate.

Ci vorrebbe un po’ di pudore quando s’inventa, un po’ di rispetto nei confronti del lettore; non si deve tentare di propinargli delle balle su qualcosa che potrebbe avere vissuto, come nel mio caso: venivo da un’esperienza concreta raccontata nel libro come fosse un viaggio allucinogeno.

Non sapendo che farne, riciclai il libro tramite la raccolta della carta; non mi sembrava una buona idea diffonderlo: un libro inutile fa danno.

Ora è accaduto che, nell’attesa di un treno alla stazione di Firenze (passo più tempo ospite delle ferrovie che a casa), scorrendo con curiosità e un po’ di tristezza i titoli dei libri esposti sugli scaffali della libreria Feltrinelli – non è possibile andare oltre il titolo, anche solo di una piccola parte di quelli che mi piacerebbe leggere; ci vorrebbe Monsieur Chuchani, che leggeva i libri senza aprirli, a detta di Haim Baharier (La valigia quasi vuota; Garzanti) – ho scoperto il libro di Coelho in una edizione recente della casa editrice La nave di Teseo.

Mi sono seduto e, per verificare l’impressione di quasi dieci anni prima (sono sempre disposto a cambiare opinione sui libri, meno sulle persone) ho letto l’incipit, dove l’autore racconta di trovarsi a León, sul Cammino di Santiago, con tale Petrus, la sua guida spirituale, in procinto di compiere un rituale di RAM (non si tratta di memoria random del computer), alla ricerca di una spada.

È bastato: mi è venuta in mente la noia, la fatica, l’irritazione di quasi dieci anni prima, le palpebre cominciavano ad abbassarsi, una sequenza di sbadigli preparava la via d’uscita; rischiavo di addormentarmi e perdere il treno. Ho rimesso il libro sullo scaffale; per fortuna non l’avevo comprato.

Legno sprecato (le pagine), plastica sprecata (la copertina)!

La Compostela
La Credenziale
La Concha che mi ha accompagnato per tutto il Cammino